Draghi & Monti

Il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, s’è rimesso in cerca di un “Papa straniero” per la sinistra. Lo ha annunciato nell’editoriale domenicale come coronamento di una “operazione” che prevede “un’alleanza repubblicana” e suggerisce di “affrettare le elezioni” dato che lA “Italia non è l’Egitto”. Ma è sul candidato papa che Scalfari rischia di inciampare. Lo inquadra come prosecuzione di due campagne acquisti simili: quelle di Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi.
5 AGO 20
Immagine di Draghi & Monti
Non ci vuole molta fantasia per intravvedere la silhouette di Mario Monti o quella di Mario Draghi. La caccia, però, rischia di essere poco credibile. Da una parte, i passati endorsement di Repubblica furono tutti per personalità – come Ciampi, Prodi, Amato, Visco e Padoa-Schioppa – che aumentarono le tasse senza ridurre la spesa, comprimendo così lo sviluppo; dall’altra il quotidiano del gruppo Espresso non è stato sicuramente tra i sostenitori della svolta sviluppista dell’agenda dell’esecutivo, facendo intendere di preferire il rigorismo tremontiano alla (tentata) frustata del Cav. Al contrario, Monti e Draghi insistono da tempo sia sul fattore crescita sia sull’eccesso di pressione fiscale.
L’ex commissario europeo, con il Foglio, ha definito tardiva la svolta sviluppista del Cav., ma non per questo da ignorare, anzi: “Rimettere in moto il meccanismo della crescita è la chiave per abbattere il debito pubblico”. Il presidente della Bocconi è contrario all’ipotesi di una patrimoniale e favorevole a una riforma liberale della Costituzione. Dopo essere stato chiamato dal presidente Nicolas Sarkozy a far parte della commissione “per la liberazione della crescita francese”, anche di recente – vedi 18 ottobre 2010 a Milano – Monti era intervenuto insieme a esponenti governativi e confindustriali sostenendo l’urgenza di mettere al centro dell’Agenda europea 2020 – in quel momento all’attenzione di Tremonti – “politiche di crescita e competitività, unica speranza per i nostri figli”.
Il 23 novembre, inaugurazione dell’anno accademico della Bocconi, Monti aveva descritto “un’Italia con ritardi di crescita, che invece avrebbe bisogno di grandi traguardi”. Il 6 febbraio sul Corriere della Sera si è rivolto al Cav., del quale aveva ovviamente letto l’appello pro crescita, invitandolo “a privilegiare gli aspetti concreti e operativi delle misure”. Di più: ha invitato Berlusconi “ad assumere una visibile responsabilità di guida della politica economica e sociale, ferme restando le funzioni del ministero dell’Economia. Senza di che è difficile che la politica di sviluppo riceva attenzioni pari a quella riservata alla disciplina di bilancio”.
In quanto a enfasi sviluppista, non è da meno Mario Draghi, il governatore della Banca d’Italia candidato, per giunta proprio dal governo Berlusconi, alla presidenza della Bce. Ieri, per la corsa verso Francoforte, sono arrivati anche gli endorsement di peso di un banchiere come Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, e del quotidiano della City, il Financial Times.
Tanto per restare alle dichiarazioni più recenti, Draghi – intervistato oggi dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung – ha detto che l’Italia “non è un paese a rischio”, e che oltre a necessitare di “regole severe per ridurre l’indebitamento”, ha bisogno “di maggiore crescita”. La strada è quella tedesca: “La Germania ha migliorato la sua competitività attuando riforme strutturali. Questo deve essere il modello”.
Il governatore ha poi parlato di “crescita limitata rispetto agli altri paesi europei” nel summit con l’Abi del 10 febbraio. Il 6 dicembre, presentando il rapporto sulla stabilità finanziaria, ha definito “le politiche di crescita fondamentali per la stabilità, anche per pagare i debiti”. Il 5 novembre ad Ancona aveva lanciato l’allarme “per un’Italia al bivio tra stagnazione e crescita”. E nelle Considerazioni finali del 31 maggio aveva dedicato a “competitività e crescita” ben quattro delle 19 cartelle.
Curioso che i Papi stranieri di Scalfari siano tecnici che dicono a Berlusconi di fare meglio quel che lui dice di voler fare.